Dalla sua costruzione (anno 27 a.C.), l’Arco d’Augusto e l’area circostante hanno subìto nel corso del tempo una serie di interventi - più o meno invasivi - capaci di modificarne l’originaria funzione di porta d’accesso alla città. Nel XX secolo il tentativo più sistematico di cambiare la natura stessa dell’accesso urbico si deve al regime fascista, che nel 1938 isolò l’Arco dal contesto per trasformarlo in monumento ante litteram eretto al fine di glorificare l’antico e il nuovo impero.
Dal punto di vista urbanistico questo si è tradotto in un lavoro che ha segnato profondamente la zona circostante, prevedendo una regolarizzazione planimetrica rigida ed una edificazione pseudo-razionalista, consueta agli edifici pubblici del periodo fascista.
Non attuata nell’anteguerra per motivi economici, l’edificazione è comunque avvenuta secondo lo schema del 1938; nel 1961 è stata sospesa per gli importanti ritrovamenti archeologici, mentre l’urbanizzazione vera e propria si è conclusa nel 1968 con il tombinamento del fiume Ausa. Anche se incompiuto, lo schema fascista non è stato modificato da nessuno dei piani urbanistici successivi: l’Arco era collocato su un’aiuola spartitraffico, estraneo al contesto urbano e privo di ogni valore d’uso, fiancheggiato dai due parcheggi per auto.
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